La differenza tra carte riciclata
e carte cellulosa vergine


 

In questo articolo vogliamo fare chiarezza
ed apportare il nostro contributo sul concetto di ecosostenibilità della carta


 
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Il mercato della carta orientato alla cartotecnica offre sia carte cellulosa vergine che carte riciclate ma soprattutto carte che ormai sono una via di mezzo tra questi due estremi. Il primo rappresenta carte composte al 100% da fibra di cellulosa vergine, ottenuta dalle piante. La seconda invece rappresenta carte che sono frutto del riciclo sia pre che post-consumer. Nel primo caso gli scarti sono ottenuti da settori che ancora non hanno ancora lavorato il materiale (ad esempio cartiere che hanno solo tagliato i fogli e non li hanno stampati), nel secondo invece gli scarti derivano dalla tradizionale raccolta differenziata nella quale il consumatore conferisce rifiuti più o meno trattati da inchiostri o nobilitazioni.

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Ottenere la cellulosa vergine rappresenta solo il primo passo nel percorso verso la realizzazione del comune foglio di carta in quanto questa deve successivamente essere trattata dalla cartiera che con una serie di processi porterà al risultato finale. Un foglio di carta con un punto di bianco particolarmente accentuato richiederà processi di sbiancamento piuttosto aggressivi, a differenza di un cartoncino tinto in pasta che non lo richiede.

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Paritetico è il processo che porta al foglio di carta riciclata. Questo è composto da diverse fasi:

– scarto del materiale impuro o inadatto alle successive operazioni perché di scarsa qualità (magari già riciclato più volte in precedenza);
– spappolamento e filtrazione;
– pressatura in balle;
– sminuzzamento;
– sbiancamento;
– riduzione in poltiglia;
– affinamento.

Al termine di questo processo, la pasta di cellulosa che ne deriva è pronta per essere usata per la creazione della carta con processi al pari di quelli seguiti per  quella di cellulosa vergine.

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Sulla nostra bilancia dell’ecosostenibilità vogliamo ora mettere gli aspetti che più impattano sull’ambiente.

Il primo è sicuramente la deforestazione per l’ottenimento della cellulosa vergine. Questo può essere un processo devastante per l’ambiente se fatto senza le dovute accortezza. Tuttavia ad oggi fortunatamente la quasi totalità delle principali cartiere globali seguono i principi e i criteri FSC che promuovono una gestione forestale responsabile e sostengono le popolazioni locali.

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Il secondo sono i processi di trasformazione della cellulosa e di produzione della carta. Concentrandoci sul contesto italiano, storicamente competente e competitivo a livello internazionale, troviamo cartiere del calibro di Fedrigoni, Favini e Cordenons che hanno ormai implemento una filiera produttiva totalmente autosostenibile a livello energetico e a basso impatto di CO2. Ma anche se allarghiamo l’orizzonte a livello europeo questa caratteristica non cambia o non cambierà in prospettiva di pochi anni.

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L’ultimo aspetto da trattare sono infine i processi di de-inchiostrazione e sbiancamento. Questi processi chimici possono essere molto aggressivi e impattanti per l’ambiente e sono solitamente maggiormente utilizzati per le carte riciclate. Mescolando quanto appena descritto arriviamo quindi alla conclusione che quando mettiamo un determinata carta sulla bilancia dell’ecosostenibilità potremmo scoprire che non sempre una carta riciclata abbia un impatto ambientale inferiore rispetto a una carta di pura cellulosa vergine. L’impiego di cellulosa certificata FSC e trasformata da una cartiera autosufficiente sul piano energetico e delle emissioni senza (o quasi) processi di sbiancamento può avere un impatto ambientale molto basso.

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Come detto in apertura, il mercato in realtà oggi offre spesso soluzioni che si posizionano a metà tra i due estremi di 100% pura cellulosa o 100% riciclata.

L’aggiunta di scarti di produzione provenienti da altri settori, come pelle o cotone, l’utilizzo di piante (ad es. bamboo o alghe) e materiali organici senza impatto ambientale, la miscela di pura cellulosa certificata FSC con cellulosa proveniente da riciclo con pochi processi di sbiancamento, rappresentano ad oggi un arma vincente in mano alle cartiere se si trovano sempre più spesso dio fronte a clientela esigente sul piano dell’ecosostenibilità.

La sfida si gioca anche sul piano delle caratteristiche intrinseche di questi prodotti. La fibre della carte riciclate tendono ad essere più deboli, sia sul piano della resistenza longitudinale che trasversale, rispetto a carte di pura cellulosa vergine, con ovvie ripercussioni su processi di fustellata e cordonatura. Inoltre l’attenzione dei brand più blasonati all’ambiente non vuole tuttavia compromessi sul piano della stampa e della nobilitazione pertanto questi prodotti devono poter essere impiagati nei tradizionali processi di trasformazione.

Questo per noi rappresenta solo l’inizio della sfida che la carta si gioca con il proprio futuro.
Un futuro sempre più digitale dal punto di vista del contesto ma che guarderà sempre con grande passione alla carta stampata,
al suo profumo ed al piacere che solo lei è capace di regalare ogni qualvolta andremo ad accarezzarla.


 
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