PLASTIC TAX

Torna in auge l’argomento plastic tax,
la tassa sui rifiuti plastici da imballaggio
che aveva tenuto a lungo banco lo scorso autunno.

way of recycle

La plastic tax italiana partirà a Gennaio 2021 e prevede il pagamento di 45 centesimi ogni chilo di plastica di prodotti monouso venduti. Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri lo scorso luglio ha puntualizzato in audizione alla Camera dei Deputati che la legge di Bilancio 2021 lavorerà in modo da evitare duplicazioni e oneri eccessivi per le imprese, ossia al fine di evitare una doppia tassazione tra plastic tax italiana e quella europea (anch’essa al via da Gennaio 2021).

Le ultime indicazioni stampa parlano della possibilità di un allargamento del perimetro della plastic tax anche ai grossisti. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, il governo starebbe infatti lavorando all’ipotesi di allargare il perimetro di applicazione della plastic tax anche ai grossisti. Allo studio ci sarebbe anche l’ipotesi di includere gli esercenti dei depositi della grande distribuzione.

sacchetto di plastica



 


 

Metodi di esazione della Plastic Tax a discrezione degli Stati

La Plastic Tax verrà utilizzata per finanziare il piano di ripresa economica in seguito alla pandemia da coronavirus, e verrà applicata a livello di stato-nazione. In realtà, non si tratta di una vera e propria imposta, sebbene venga comunemente definita tale, in quanto essa può essere pagata dallo stato-nazione, invece che dai singoli individui o società. I singoli stati-nazione, tuttavia, possono cercare di reintegrare la quota versata mediante l’imposizione di tasse. I metodi adottati per far fronte a questa imposta sono a discrezione dei singoli stati: il Consiglio europeo non ha proposto alcuna regolamentazione in proposito. I singoli paesi sono liberi di adottare approcci diversi e possono cercare di recuperare la quota versata per la tassa da varie parti della filiera, cosa che potrebbe portare a differenze normative.

plastic free bag
cleaned plastic bottle

Opportunità e preoccupazioni

Alcuni operatori hanno accolto con favore la manovra, poiché essa promuoverà, in futuro, un incremento delle quote di riciclo, oltre che per il fatto che la scelta delle modalità di implementazione lungo la filiera viene lasciata ai singoli governi nazionali.

“Sarà un bene, per il settore. Credo che si tratti di un obiettivo realistico, poiché molti paesi e persone hanno ormai avuto tutto il tempo per riflettere sul tema degli imballaggi”, ha dichiarato un produttore di polimeri da riciclo.

Altri operatori, tuttavia, hanno espresso preoccupazione per le possibili divergenze normative e le conseguenti potenziali difficoltà a livello di scambi commerciali transfrontalieri.

“Cosa succede se spedisco qualcosa nel Regno Unito? E in Germania? A chi spetta pagare la Plastic Tax? Non voglio essere frainteso, non sono contrario, è solo che non è chiaro in che modo questo provvedimento verrà implementato”, commenta un riciclatore.

Un’ulteriore obiezione riguarda il fatto che la Plastic Tax fa ben poco per alleviare le carenze infrastrutturali e le barriere legislative che limitano la capacità del mercato di incrementare la quantità di materiale di riciclo idoneo alla produzione di imballaggi per alimenti e per materiali pericolosi, e che essa potrebbe incoraggiare un passaggio a imballaggi diversi da quelli plastici, ad esempio vetro, carta e cartone.




 


 

Le carenze delle infrastrutture di riciclo

Inoltre, preoccupa il fatto che la Plastic Tax non farebbe nulla per risolvere le carenze infrastrutturali esistenti nel ciclo della raccolta dei rifiuti, e che i tempi di implementazione ristretti non lascerebbero agli stati-nazione un tempo sufficiente per varare le necessarie leggi in modo ponderato.

“Durante i primi anni, non si potrà dire che la tassa venga evasa; semplicemente, le filiere non saranno pronte” ha sottolineato un trasformatore di imballaggi.

Secondo diverse fonti, la mancanza di un’infrastruttura adeguata alla raccolta dei rifiuti implica che il costo di ogni possibile tassa sulla plastica proposta o introdotta nella legislazione attuale verrebbe semplicemente accollato al consumatore, fino a quando la tecnologia di riciclo chimico non sarà matura e in grado di fornire un volume di materiale sufficiente a gestire i problemi di approvvigionamento.

Quanto sta accadendo sui mercati della plastica e della carta ci porta a riflettere sull’importanza del prendere decisioni, come aziende e come consumatori, con una rinnovata consapevolezza ambientale. In termini economici è un tema ben descritto dall’Economia Circolare: un modello di produzione e consumo che punta su condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo di materiali e prodotti con l’obiettivo di allungarne quanto più possibile il ciclo di vita.

green plant